Lev Tolstoi
Sonata a Kreutzer
In quest’opera, che è considerata - forse a torto - tra le minori di Tolstoj, un uomo racconta come si innamorò della moglie, come la sposò, come la sua vita coniugale fu un orrore e come egli arrivò infine ad uccidere la moglie.
La cosa che più sconcertò i contemporanei, e che sconcerta ancora adesso, è il grande numero dei particolari autobiografici: l’assassino della moglie è Tolstoj stesso; e tutti riconobbero nella moglie fittizia del romanzo la contessa Sonia.
Ci restano tra l’altro i diari di entrambi, che come sappiamo, si erano autorizzati reciprocamente a leggere. Stando ai diari il matrimonio dei Tolstoj fu certamente anche infelice. Ma fu anche felice, felicissimo. Mettendo la felicità da una parte della bilancia e l’infelicità dall’altra, dove cadrebbe il piatto? Per gli interessati la questione era molto controversa e variava a seconda dei loro stati d’animo: se erano di umore lieto pareva che il piatto della felicità si innalzasse fino al cielo. Se erano di umore tetro quello dell’infelicità sprofondava fino all’inferno.
Certo è che Tolstoj morì a ottantadue anni non nel suo letto, come la veneranda età potrebbe suggerire, ma nel corso di un travagliato viaggio che fu una vera e propria fuga dalla moglie che, da parte sua, aveva già compiuto numerosi tentativi di suicidio.
Questa coppia non presenta quel fenomeno quasi universale di acquietamento psicologico e sensuale che si verifica col passare degli anni, anzi. Essi si diventavano sempre più necessari, sempre più vicini. Entrambi presero il matrimonio in modo totale, assoluto. In molti libri di Tolstoj troviamo descrizioni di personaggi femminili, di abitudini femminili, che ci rivelano come l’autore fosse incuriosito e attratto dal mondo delle donne.
Tolstoj fu un uomo che amò le donne, che si disprezzava se andava a prostitute, che si tormentava per avere con l’altra metà del cielo un rapporto puro, “giusto”.
Ecco come Levin in Anna Karenina parla del suo rapimento per tre sorelle, l’ultima delle quali diventerà sua moglie (questo nel romanzo; nella realtà anche Sonia faceva parte di una simile trinità):
Tutti i componenti di quella famiglia, in particolare la metà femminile, gli apparivano avvolti da una sorta di misteriosa poetica cortina e non solo non scorgeva in essi alcun difetto, ma sotto questa poetica cortina che li avvolgeva presumeva i sentimenti più elevati e tutte le perfezioni possibili. Per quale motivo quelle tre signorine dovessero parlare un giorno in francese e un giorno in inglese, in determinate ere suonare ora l’una ora l’altra ii pianoforte... tutte queste cose e molte altre che si facevano nel loro misterioso mondo egli non le capiva, ma sapeva che tutto quello che vi si faceva era magnifico ed era innamorato proprio di tale misteriosità di quanto vi succedeva.
Questo è Levin-Tolstoi prima di sposarsi. Ma anche dopo, considerato che il libro è apparso nel 1875 (cioè tredici anni dopo ii matrimonio). E’ noto che fu la moglie a ricopiargli con infinita pazienza i manoscritti (che lui continuamente correggeva ), e che da questo lavoro essa traeva grande soddisfazione, soprattutto nel vede celebrato quel mondo femminile in cui troppo spesso si sentiva prigioniera.
Ma se nei grandi libri come Guerra e pace e Anna Karenina, i personaggi femminili hanno un ruolo non solo di rilievo ma di incitamento morale, di speranza, di garanzia della vita (basta pensare alla famosissima Natascia di Guerra e Pace), in Sonata a Kreutzer la luce che illumina la protagonista diventa livida, orribile.
E’, certo, il marito l’assassino (che nel romanzo è ben consapevole della propria colpa): ma, pur assumendo su di sé la responsabilità dell’omicidio, egli presenta la moglie in modo cosi sordido che il lettore si trova a solidarizzare con l’uxoricida.
Ma non occupiamoci più della storia fittizia e cerchiamo invece in quest’opera le tracce autobiografiche che, appunto illuminate da questa particolare luce, hanno un risalto estremo. Ecco come Tolstoj descrive la sua iniziazione sessuale con una prostituta:
...e io, ragazzo di sedici anni, insozzai me stesso e contribuii ad insozzare una donna senza rendermi conto di quel che facevo: poiché nessuno mi aveva mai spiegato che ciò che facevo era male. E neppure adesso nessuno lo sentirà mai dire... gente più anziana di me sosteneva che era un bene per la salute; secondo i miei compagni poi, si trattava addirittura di imprese virili, perciò piene di merito.
Sempre in riferimento a quel l’esperienza, ecco che cosa egli dice sulla mancanza di stimoli sessuali autentici, cioè sull’innaturalità dell’atto compiuto:
Io caddi non per effetto della più che naturale tentazione verso una certa donna, no, nessuna donna mi aveva sedotto, ma per essermi trovato in condizioni di compiere ciò che gli uni mi avevano presentato come una funzione perfettamente legittima e vantaggiosa per la salute, gli altri come un passatempo moralissimo e non soltanto scusabile, ma addirittura innocente per un giovanotto. Come il morfinomane, l ’alcolizzato, il fumatore accanito non sono già più uomini normali, cosi anche l ’uomo che ha conosciuto parecchie donne per il proprio piacere non è già più normale, ma è un uomo corrotto per sempre, un fornicatore...
La giovinezza di Tolstoj fu quella tipica di un uomo agiato del suo tempo, con molte amanti, di cui la maggior parte prezzolate. Ovviamente però quando si pensa al matrimonio si vuole la donna pura. Ed egli a questo proposito scrive:
...ero immerso nel brago della depravazione e con tutto questo osavo cercare una fanciulla la cui purezza potesse convenirmi. Molte ne avevo scartate appunto perché non le trovavo sufficientemente pure per me...
La dicotomia dei ruoli sessuali è qualcosa di più di una maggiore licenza per un sesso:
Dapprima si finge davanti alle fanciulle che quel libertinaggio che invade metà della nostra vita non soltanto nelle nostre città ma anche nei nostri villaggi, non esiste affatto. Poi ci si avvezza tanto a una simile finzione che, come succede agli anglicani, si finisce per credere sinceramente che noi siamo tutti uomini morali e che viviamo in un mondo morale. Le ragazze, poverette, ci credono con assoluta serietà; e così ci credeva anche la mia sventurata futura moglie...
E le madri? Tolstoj sa che le madri sanno, sanno e tacciono:
Le madri non ignorano queste cose, e specialmente le madri erudite dai propri mariti le sanno alla perfezione. Fingono si di credere alla purezza degli uomini, ma in realtà agiscono in tutt’altro modo... le donne lo sanno benissimo che quel tale amore eletto e poetico, come esse lo chiamano, è originato non da meriti morali, ma da un contatto fisico, da una pettinatura indovinata, dal colore e dal taglio di un vestito.
Nell’Ottocento non era raro che gli scrittori si lanciassero contro il perbenismo delle donne sposate per accusarle di non essere altro che prostitute travestite.
Del resto l’eguaglianza prostituta=donna e donna=prostituta, è stata ripresa anche da alcune femministe dei nostri giorni. Sentiamo cosa dice Tolstoj:
Lei dice che le donne della nostra società hanno nella vita interessi diversi da quelli delle inquiline delle case di tolleranza e io le dico di no, e glielo provo. Se due uomini si differenziano negli scopi della vita, nel contenuto interiore della vita, la differenza si riflette immancabilmente anche nell’aspetto esteriore. Ma osservate quelle, le sventurate, le disprezzate, e le signore della migliore società : le stesse acconciature, le stesse mode, gli stessi profumi, le stesse nudità di braccia, di spalle, di seni, la stessa esibizione di rotondità sotto la stoffa ben attillata, la stessa passione per i gioielli, per gli oggetti preziosi e scintillanti, i medesimi divertimenti, ballo musica canto.
Riportiamo anche il brano che segue, relativo al “chiedere la mano”, cioè al fidanzamento. Secondo Tolstoj era meglio quando il matrimonio lo decidevano i genitori, perché a suo avviso ciò non era umiliante per la ragazza, mentre ai suoi tempi:
Le fanciulle stanno sedute e gli uomini, come in un bazar, passano e scelgono. E le fanciulle aspettano e pensano, ma non osano dire: “Caro, me... No, me...”. Noi uomini passiamo e ripassiamo, osserviamo, e ci sentiamo tutti lusingati da quella messinscena preparata per noi... Se si trova che il matrimonio preparato da altri è più umiliante, questo sistema lo è mille volte di più. E come è tremendo vedere quel le povere ragazze ingenue assorte, a volte arditamente, in questa impresa! Almeno la cosa fosse compiuta con lealtà, ma no, è tutta ammannita di menzogna. “Oh, l’origine delle specie, che cosa affascinante!... Oh, Lilli s’interessa tanto di pittura.
Poi il nostro eroe finalmente si sposa e siamo al primo bisticcio.
Con la memoria Tolstoj ricostruisce freddamente e finemente l’atmosfera di quei giorni lontani e scrive:
Coi miei fratelli, coi miei amici, con mio padre, ricordo, avevo avuto pur qualche alterco, ma mai tra noi c’era stata quella particolare cattiveria velenosa che riscontravo qui... mi conforta al pensiero che quei due bisticci fossero stati errori ch’era possibile correggere. Ma ecco che venne il terzo, e poi il quarto, e allora compresi che non si trattava di incidenti, ma che cosi doveva essere e che cosi sarebbe sempre stato, e mi sentii terrorizzato di front a ciò che mi aspettava. Mi tormentava inoltre l’angoscioso pensiero di essere il solo a non andare d’ accordo con mia moglie, contrariamente ad ogni speranza, quando invece negli altri matrimoni una cosa simile non accadeva. Non sapevo ancora, in quel tempo, che è questa la sorte comune ma che ognuno la ritiene, come me, una propria esclusiva disgrazia, e nasconde tale vergogna non soltanto altri, ma anche a se stesso, non osando quasi nemmeno confessarla.
Il nostro eroe è ora diventato padre e questo lo porta a fare alcune considerazioni sulla maternità sull’allattamento e sulla necessità di un periodo di continenza sessuale.
A suo avviso lo sfruttamento sessuale della donna da parte del maschio in questi delicati periodi porta le donne alla malattia psichica:
Ma le ossesse e le pazienti di Charcot sono donne totalmente malate, mentre di donne malaticce è pieno il mondo. Eppure basterebbe riflettere alla grandezza dell’opera che si compie nella donna, quand’essa ha concepito o quando allatta il neonato: cresce ciò che deve continuarci, che deve sostituirci. E appunto quest’opera viene profanata e da che cosa?... Orribile pensarci! E si parla di libertà, di diritti della donna; è come se i cannibali ingrassassero gli uomini per mangiarseli, e intanto assicurassero che si prendono a cuore i loro diritti e le loro libertà.
Tolstoj parla esplicitamente di schiavitù femminile:
I cavalieri dichiarano di divinizzare la donna e assicurano di nutrire gran rispetto per la donna; quelli le cedono il posto e le porgono il fazzolettino caduto, questi le riconoscono il diritto di ricoprire tutti gli uffici, di far parte del l ’amministrazione statale e cosi via. Tutto questo si fa, ma in realtà il modo di considerarla è lo stesso: è uno strumento di piacere. Ed essa lo sa, del resto. Tutto come la schiavitù... Lo stesso avviene per l’emancipazione della donna, la schiavitù della quale consiste proprio in ciò, che l’ uomo desidera e ritiene ottima cosa servirsene come strumento di piacere. E così, ecco che si accorda libertà alla donna e le si concede ogni specie di diritti uguali a quelli dell’uomo, ma si continua a guardare a lei come ad uno strumento di voluttà; ed è su questo concetto che essa viene educata nell’infanzia e che si fonda la pubblica opinione. La donna quindi è sempre la stessa schiava umiliata e corrotta mentre l’uomo è sempre lo stesso corrotto proprietario di schiave.
L’uomo che scrive queste cose è una persona che ha sentito il giogo matrimoniale sulle spalle fargli le piaghe, e se l’è tenuto. Non vogliamo dire che sia un santo, né farne un antesignano dell’emancipazione femminile sul tipo di Stuart Mill. Tra l’altro a questa emancipazione Tolstoj era francamente contrario. Ma per fortuna sua e di molti altri esseri umani come lui, era pieno di fertili contraddizioni.
Elena Fogarolo*
(* L'articolo è stato pubblicato originariamente con lo pseudonimo Tom Boy)