Vicki Mackenzie
La grotta nella neve
Una donna europea alla ricerca della saggezza nel cuore del Tibet
Una monaca buddhista passa dodici anni in una grotta a più di quattromila metri di altitudine. Ma a chi può interessare una storia del genere? A moltissime donne, e anche uomini. E’ una storia che possiamo tranquillamente definire “d’avventura”.
La protagonista, Diane, nasce a Londra nel 1943, figlia di povera gente. Ha un’infanzia serena e una madre amorosa e anticonformista.
Agli inizi degli anni sessanta Diane è una giovane donna circondata da spasimanti, balla e si diverte; ma un’altra parte di lei sogna il buddhismo. Poiché viene a sapere che i monaci buddhisti si mettono una tonaca, si inventa una tonaca e dice alla madre di dar via tutti i suoi abiti. Quando si reca per la prima volta in un centro buddhista londinese, si accorge di essere lei sola ad essere mascherata in quel modo!
Preoccupata chiede alla madre aiuto per vestirsi decentemente... e oplà, la saggissima madre tira fuori tutti gli abiti di Diane, che lei aveva messo da parte senza alcuna parola di rimprovero...
Diane deve interrompere gli studi perché la madre non glieli può pagare. Fa diversi lavoretti, fino a che arriva a risparmiare una certa somma che copre le spese per il viaggio in India. E, su una nave mercantile, parte...
Sulla nave un ragazzo giapponese le chiede di sposarlo. Diane è confusa, lei stessa è attratta... ma è attratta di più dall’India.
Fra varie peripezie diventa monaca, si addentra sempre di più nella pratica e nello studio del buddhismo e, infine, prende la decisione di passare un lungo periodo in una grotta. Grotta che è solo in parte tale: per l’eremitaggio di Diane sono stati aggiunti muri di mattoni, con tanto di porta e finestra, ed è stata installata una stufa a legna. Certo che la grotta è ben piccola (non c’è letto, ma solo una piccola pedana di meditazione) e soprattutto è molto isolata. Il lungo inverno tibetano, con le sue abbondantissime nevicate, taglia Diane fuori dal consesso umano per otto mesi l’anno.
Diane, che ormai ha assunto il nome di Tenzin Palmo, vive nella grotta per dodici anni, concedendosi delle pause nella stagione estiva, soprattutto per visitare il suo lama.
Nell’ultimo periodo Diane affronta un ritiro completo, che, come vuole la tradizione, dovrebbe durare tre anni. Prima dello scadere del triennio, viene però interrotta bruscamente da un funzionario di polizia: il suo visto è scaduto!
Diane si accorge che ha bisogno di tornare in Europa. Raggiunge l’Italia e ad Assisi si ferma. Quanto si era riversata sull’Oriente, tanto ora vuole bilanciare il suo lato occidentale: ecco la musica di Mozart, ecco una Madonna di Piero della Francesca che non ha nulla da invidiare, per l’espressione calma e saggia, alle immagini orientali... ecco anche il femminismo.
Qui la storia di Diane si mescola ad altre storie di donne pioniere come lei, coraggiose come lei (per le quali non è stato però necessario passare dodici anni in una grotta).
La voce dell’autrice dell’autobiografia, Vicki Mackenzie, perde nelle ultime pagine la sua neutralità, diventa anch’essa voce di donna che protesta, e ci racconta di donne che hanno fondato gruppi buddhisti femminili, ci racconta di Sylvia Wetzel che davanti al Dalai Lama legge un testo di denuncia femminista (pubblicato su Miopia n.36).
Diane ora sta raccogliendo fondi per fondare un convento di donne nel Nord dell’India.
Come detto, La grotta nella neve è un libro d’avventura, accessibile a tutti, che mostra il coraggio, le difficoltà affrontate, l’originalità di una donna, e infonde a chi legge le stesse virtù. Per chi vuole sapere qualcosa del buddhismo in modo piacevole, per chi vuole leggere l’inusuale storia di una donna coraggiosa, per chi si interroga sulle strade da prendere oggi... basta così?
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