Antonio Fogazzaro
Piccolo mondo antico
Se avete occasione di andare sul lago di Lugano, non trascurate una visita ad Oria, quasi al confine con la Svizzera, dove Antonio Fogazzaro ambientò gran parte del suo "Piccolo mondo Antico".
Il paese è incredibilmente identico a quello descritto dal Fogazzaro: e non solo perché le case, i vicoli, i muri sono evidentemente rimasti intatti ma proprio per il fatto che devi lasciare la macchina un po’ fuori, e dentro al paese devi entrarci a piedi, come una volta.
La casa sul lago, dal Fogazzaro amorevolmente descritta, la casa che Luisa aveva riportato a nuova vita è lì davanti a te; e benché l’autore non fosse stato certo avaro nel descrivere quei luoghi tanto cari alla sua memoria, dell’aggettivo “piccolo”, tuttavia la piccolezza di ogni cosa sorprende: la casa più che un giardino ha un giardinetto. E si può definire sagrato quel pezzettino di terreno lastricato davanti alla chiesa? Tutto è addossato a tutto, e tutto sembra quasi precipitare nel lago.
Pare di vederli, Luisa e Franco, giorno dopo giorno, in questa dimora comoda e per quei tempi ricca, dove vivevano in fondo come due prigionieri. Pare vederli cadere dentro la noia di un tempo senza progetti, senza spazi in senso letterale e metaforico. Luisa più al sicuro perché presa dalle mille faccende familiari, Franco in balìa delle rare evasioni che il caso offriva. Benché, dunque, il luogo sia ancora oggi fra i più suggestivi ed insoliti, vi è in esso una grande forza evocativa della soffocante vicenda fogazzariana e della sua inevitabile conclusione di amarezza, di fallimento, di disperazione; tanto che si può avere l’impressione di trovarsi di fronte, più che a una villa signorile, a un appartamento moderno.
Non si può sposarsi in una galera, né si possono far figli: e se ciò accade, tutto avrà uno sviluppo miserando.
Luisa e Franco sono la descrizione - miracolosamente efficace - di una coppia moderna, di ceto medio, dell’Occidente: con una cultura di base, con un gran senso dell’io, con grandi aspettative verso un mondo che non sanno però modificare in alcun modo. Quando Franco, spinto dalla necessità materiale e dalla noia mortale se ne andrà a Torino a lavorare, i suoi talenti di anima bella non gli procureranno niente di più che uno stipendio da fame: non potrà nemmeno far trasferire la famiglia, ché non saprebbe come mantenerla.
Povero Cupido, come siamo soliti trattarlo male! come siamo soliti dar la colpa ad un suo venir meno, a suoi mancamenti, quando altri bisogni ci strozzano, altre miserie ci amareggiano.
Luisa e Franco, come una coppia in calore di qualsiasi specie animale, hanno fretta di andare in un nido, un qualsiasi nido e la casa di Oria diventa per loro la casa della felicità. Così tante coppie oggi arrancano da un condominio all’altro fino a che non trovano un appartamento accessibile e lo arredano con entusiasmo: poi, se le cose vanno male, è di amore che va scemando, che si parla!
L’arte di Fogazzaro non avrà mai più, a mio avviso, un tocco così felice come nel descrivere la vita amorosa di Franco e Luisa, e il suo arenarsi. Forse perché, trattando di amore domestico, Fogazzaro pensava di parlare di cose “piccole”, che non avrebbero turbato l’ortodossia cattolica. E infatti, per questo libro, il Fogazzaro non fu disturbato, perché è facile dare la colpa della degenerazione del matrimonio alla mancanza di fede di Luisa, che la porta alla disubbidienza maritale che indirettamente è causa della morte di Ombretta.
Ma se la morte della figlia è la disgrazia che pone il vestito nero al rapporto, bisogna dire che la malattia era iniziata molto prima e con la fede non aveva niente a che fare. La malattia va cercata anzi nell’inoperosità di Franco, che gli permetteva di cianciare a vuoto e di non verificarsi mai mentre la miseria costringeva Luisa a giochi funambolici con il denaro e al riciclaggio di qualsiasi cosa si trovasse dal granaio alla cantina.
Per entrambi, come per le coppie d’oggi, il periodo d’oro è alle spalle: nel corteggiamento, nelle difficoltà incontrate per rimanere uniti malgrado le famiglie, essi hanno tessuto la propria epopea, e l’hanno anche conclusa. Il Fogazzaro è grande proprio perché, diversamente da altri artisti, non dà per scontata questa nebbia che cala sui rapporti umani dopo il matrimonio, e la descrive, e parla della sofferenza che ne viene.
No, né Franco né Luisa erano pronti a questo. Poiché il loro amore è particolarmente intenso, esso sopravvive a lungo, anche senza azioni. Al posto dell’azione, sopravviene la discussione sterile, il litigio astioso che non ha altro scopo se non quello di scaricare una tensione insopportabile. Il Fogazzaro descrive un matrimonio, e ha la bravura di non ricorrere ai triangoli e ai tradimenti. Luisa e Franco, pur sposati, restano personaggi vivi, non scadono mai a macchiette.
Franco fino all’ultimo vorrà tenere fede all’illusione iniziale, alla prima estasi e alle sue promesse di eternità. Luisa invece, delusa fino ad averne i capelli precocemente bianchi, avrà per il marito una tenerezza di vecchio commilitone.
Per entrambi comunque ci sarà il destino di aver solo sfiorato la vita, di non esservisi immersi.
Elena Fogarolo