Elena Fogarolo
Feste
Questo primo Quaderno della Cerva Bianca raccoglie 37 titoli tratti da un più ampio corpo di poesie, composte da Elena intorno al 1996, che prendono lo spunto da festività attuali o antiche, di cultura europea e non, o anche da ricorrenze non iscritte in alcun calendario festivo, come il 31 Agosto 1941, data di morte della poetessa russa Marina Czetàeva, o la data di entrata in vigore della “legge Merlin”, che nel 1958 abolì in Italia la prostituzione di Stato.
A monte di quest’opera di poesia sta la nostalgia e il bisogno di riaccedere al senso profondo della festa, e il disagio per l’inadeguatezza simbolica ed emotiva delle feste, come le viviamo oggi.
Si trattava, ha spiegato Elena illustrando l’idea che sta all’origine di questo filone, di “seguire l’inquietudine creata dalle feste”, avvertita un tempo solo da un’élite (vedi Leopardi ne Il sabato del villaggio), ma ormai evidente anche come fenomeno di massa.
La priorità data al calendario festivo cattolico (oltre che a quello di Roma antica, cui le festività cristiane molto spesso si sovrappongono in modo trasparente) risponde a quel bisogno di partire dalle festività attuali. Troviamo così, in questa raccolta, titoli quali Per la Pasqua, Festa dell’Assunzione, Ognissanti, La stella di Natale e altri ispirati a ricorrenze cattoliche tutt’ora celebrate. Altri titoli, quali La Candelora, Per la Signora della quercia, Per San Rocco ecc. rimandano invece a feste espunte da tempo dal calendario festivo ma di cui rimangono tracce nella cultura popolare, nei proverbi stagionali, in figure dell’inconscio collettivo.
Feste, dunque, di cui abbiamo esperienza, feste prossime a noi. Tale prossimità è però parziale, relativa: a un maggiore approfondimento, le festività “attuali” mostrano tracce residue di una cultura antichissima, di una religiosità panica che tende a estendere il sacro all’intera natura. Anche molte figure e festività della tradizione cattolica adombrano, per esempio, quelli che la recente antropologia culturale definisce “simboli antico-europei della Dea”.
L’interrogazione di antiche rispondenze, così come la tensione verso un archetipo segnato al femminile, caratterizza da molti anni la ricerca poetica di Elena.
Feste restituisce in un sincretismo vivo e pulsante elementi della religione perduta che si cela dietro le festività del nostro calendario, insieme con apporti di religioni e culture altre, come quella celtica (cfr. per esempio La festa dei salmoni, Per la zucca) o quella amerinda (Per l’orsa). L’uso di simboli e miti greco antichi svolge spesso una funzione unificante particolarmente efficace nell’intreccio di tematiche complesse: così Afrodite ne La Candelora o Ecate (Per le donne di mezza età, Per Ecate).
L’elemento cosmico-stagionale delle grandi ricorrenze calendariali connesse ai solstizi e agli equinozi si fonde con l’attenzione alla materialità spirituale degli oggetti rituali: i fiori, i frutti, i semi, il latte, il pane... i cibi che non hanno mai smesso di metterci in comunione con il tutto cosmico e con gli animali che ne erano anticamente il simbolo. La valorizzazione simbolica del cibo invita da un lato a uscire dalla triste dimensione del disprezzo per la materia, e, dall’altro, a prendere coscienza dell’atteggiamento occidentale di rapina verso il mondo dei viventi.
Se in Feste risuona la bellezza e la sacra armonia delle religioni, non vi è però assente la dimensione del disagio e della contraddizione. Troviamo così, a volte, pronunciamenti netti, “ideologici”, che contestano l’appropriazione teologica, cristiano-maschile, della ritualità per rivendicare i significati pre-patriarcali delle principali festività, riportandole all’originario segno divino.
Va segnalato, infine, che le note in appendice illustrano dettagliatamente le festività da cui i singoli testi prendono spunto, chiarendo, ove necessario, la “chiave di lettura” adottata da Elena.
Gastone Redetti
(Feste è la terza opera di poesia di Elena Fogarolo, dopo La soglia d’erba, 1982, e La madre di pietra, 1989)