Francis Dojun Cook
Come allevare un bue
Il libro comprende la traduzione di dieci capitoli dello Shobogenzo (opera fondamentale di Dogen, maestro zen giapponese del tredicesimo secolo), con un’ampia introduzione dello studioso americano Francis Cook.
Dogen invita chi vuole trovare la verità a cercarla ovunque, nelle piante, nelle siepi, nei sassi, perché tutto è divino (1).
Segnaliamo qui un capitolo, che suona, nella traduzione italiana, Rendere omaggio e acquisire l’essenza, in cui Dogen critica in modo deciso e penetrante l’esclusione delle donne dal culto, l’evitamento delle donne da parte dei monaci, il rifiuto maschile di ricevere insegnamenti da una donna religiosa.
Le posizioni femministe di Dogen sono una vera (e rara) boccata di ossigeno in una tradizione religiosa che troppo spesso ha tradito il messaggio compassionevole del Buddha facendo proprie posizioni più o meno fortemente misogine (2).
L’aspetto più straordinario di Dogen (ricordiamo: nel 13.mo secolo d.C.!) è l’empatia verso le donne, il suo turbamento nel considerare in che modo le donne vennero trattate. Dogen si preoccupa poco di turbare i maschi usando parole schiette e vibranti.
Del capitolo suddetto, riportiamo di seguito alcune citazioni.
«Se viene fuori una monaca che ha acquisito la Via, che ha acquisito il Dharma, il monaco che è alla ricerca del Dharma deve diventare suo discepolo, e chiederle del Dharma e renderle omaggio è il segno distintivo di chi eccelle nel praticare la Via del Buddha
[...]
[ dovete cercare una monaca che ha acquisito la Via. Non cercate di servirvi di un monaco, pur se anziano e da lungo tempo ordinato, che non abbia acquisito la Via
[...]
[ ci sono molte persone che non intendono affatto rendere omaggio a donne o monache, anche se costoro hanno acquisito e trasmesso il Dharma. Gente del genere non comprende il Dharma
[...]
[ che cos’ha un maschio di intrinsecamente prezioso? Il corpo è vuoto, come vuoto è il cielo, il vuoto è vuoto
[...]
[ La femmina non differisce in nulla dal maschio e così sia maschio che femmina acquisiscono il Dharma senza distinzione
[...]
[ Ci sono state donne che sono salite al trono della Cina e del Giappone, sia nell’antichità che in tempi recenti
[...]
[ La gente rispetta il sovrano non come persona, ma in funzione del suo rango. La stessa cosa vale per le monache; sin dai tempi più antichi esse sono state rispettate perché avevano fatto esperienza della Via del Buddha
[...]
[ ci sono al giorno d’oggi uomini particolarmente idioti che pensano: “le donne non sono altro che oggetti sessuali e procacciatrici di cibo”, e si rifiutano di pensare che considerazioni di questo genere sono il risultato di concezioni sbagliate
[...]
[ Se detestate le donne in quanto oggetto di desideri, non dovreste allora detestare anche gli uomini?
[...]
[ Ci sono stupidi monaci, in Cina, che fanno voto e proclamano: “Non rivolgerò a una donna un solo sguardo per innumerevoli vite a venire”. Ma su quale Dharma si fonda un voto del genere?
[...]
[ Quale demerito è mai insito nella femminilità? Quale merito è mai intrinseco nella maschilità?
[...]
[ Se fate questo voto, non solo eviterete di contribuire alla liberazione delle donne, ma, se apparirà nel mondo una donna che ha avuto esperienza del Dharma, non andrete a rivolgerle domande quando insegna
[...]
[ E se non andate a rivolgerle domande, non siete bodhisattva. In effetti, non siete nemmeno buddhisti
[...]
[ In Giappone ci sono pure cose che fanno ridere. In alcune zone vietate
[...]
[ le monache e le donne in genere non hanno diritto d’ingresso. Questa ingiusta usanza si è tramandata da un lontano passato e la gente non si rende conto di quanto sia ingiusta. Gli esperti di questioni legali non fanno nulla per cambiarla, né gli studiosi vi prestano attenzione. Si afferma che si tratta o della norma delle autorità, in queste questioni, o dell’usanza dei nostri predecessori, ma non se ne discute mai, e se voi ne ridete, è come se pugnalaste qualcun altro nei suoi organi vitali
[...]
[ Chi mai crederebbe che il Dharma di Buddha è il vero Dharma, se ci fosse qualche differenza di luogo o di insegnamento?
[...]
[ Eppure si vedono oggi zone vietate alle donne, ma aperte agli zotici
[...]
Voi, nostri predecessori, che avete sostenuto tali opinioni sulle donne, vorrei sapere se avete compreso la profonda idea che sottende l’istituzione delle zone vietate buddhiste».
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Note
1) Più precisamente, “tutto è dharma”. Il termine sanscrito “dharma” indicava ad un tempo, nelle religioni dell’antica India, la legge divina ed eterna, la virtù religiosa, la dottrina vera. Nel buddhismo “dharma” designò all’inizio la dottrina del Buddha, ma nelle scuole filosofiche successive il termine passò anche a “significare i fattori costitutivi della realtà” (DRO p.80). In molti contesti “dharma” si riferisce quindi alla fondamentale sacralità di ogni cosa e può essere reso con il nostro concetto di “divino”.
2) Cfr. su questo argomento, l’articolo Il risveglio in corpo di donna (MIOPIA n. 35), sul libro Di Rita Gross Buddhism after Patriarchy, e il testo di Sylvia Wetzel Spostamenti di sesso (MIOPIA n. 36).