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Thomas Mann

L’inganno

Estratto dalla recensione di Elena Fogarolo pubblicata in Miopia n.13, giugno 1992.


Veduta aerea attuale del castello di<br>Schloss Benrath, presso Düsseldorf
Veduta aerea attuale del castello di
Schloss Benrath, presso Düsseldorf

L’inganno, racconto lungo che fa parte dell’ultima produzione di Thomas Mann, tratta di un argomento piuttosto insolito in letteratura: le mestruazioni.

Rosalia Von Tümmler, la protagonista, è una donna di cinquant’anni, vedova da dieci e che vive in Germania, nella città di Düsseldorf, con un figlio e una figlia.

La sera del suo compleanno,

la festeggiata s’era mostrata lieta fra tanta letizia; ma non senza un certo sforzo, giacché da qualche tempo, e appunto anche quella sera, il suo organismo soffriva i disturbi degli anni critici, per l’arrestarsi e lo spegnersi, non senza perturbamenti psichici, della sua femminilità fisica.(1)

Rosalia va infatti, piena di rimpianto, verso la menopausa e invidia la figlia ancora "benedetta" dalla natura:

Abbi soltanto l’orgoglio dei tuoi trent’anni, di essere in piena fioritura di sangue. Credimelo: vorrei sopportare qualunque mal di ventre per essere come te. Purtroppo invece le cose per me non vanno più: scarsezza ed irregolarità sono sempre più gravi e da due mesi a questa parte non è accaduto niente. [...] Quando “è cessato ciò che sogliono aver le donne”, una donna non è più donna, ma soltanto un guscio inaridito, frusto, inadoperabile, espulso dalla natura.(2)

Ma la figlia le ribatte:

Come puoi parlare così mamma [...] e spregiare la dignità che compete alla donna anziana quando essa ha adempiuto il suo compito ed è accompagnata da quella medesima natura che tu pure ami verso una nuova tranquilla condizione ad uno stato di dignitosa e superiore gentilezza, nel quale essa è in grado di dare non poco al suo prossimo, ai vicini e ai lontani [...] tutti i popoli civili hanno sempre prodigato alla matrona il più squisito ossequio, l’hanno addirittura santificata, considerata sacra, e noi pure vogliamo ritenerti sacra nella tua dolce e graziosa dignità matronale.(3)

Ma la madre non si lascia consolare:

la dignità è una faccenda difficile e il congedo, figlia cara, non è agevole già al fisico: il ritrovarsi in un nuovo stato porta con sé molti disturbi. Quando poi vi si aggiunge un temperamento che non vuol saperne ancora della dignità e della veneranda condizione matronale, che si sente in contrasto con l’inaridirsi del suo corpo, allora le difficoltà sono ancora maggiori.(4)

Il fatto è che non c’è una vera strada per Rosalia: la dignità di cui parla la figlia, e in cui forse crede anche Thomas Mann, non esiste. Rosalia dovrebbe rassegnarsi, scomparire in uno scialbo ruolo di signora di mezza età. E poiché questo non le riesce, fa quello che, sempre, possono fare le donne: si innamora.

L’oggetto del desiderio è un giovane americano che dà lezioni al figlio, un ragazzo dalle belle braccia muscolose, che porta a Rosalia dolci fremiti di nostalgia per la gioventù.

Davanti a questa gioventù, Rosalia prova ancor più vergogna del proprio decadimento.

Finché un avvenimento accade, che la riempie di letizia:

Vittoria, vittoria, Anna! Hanno ripreso, ripreso dopo così lunga interruzione, con piena naturalezza, come ben si conviene ad una donna matura in piena vitalità. Un miracolo, figlia cara! Quale miracolo opera in me la grande e benigna natura, dando la sua benedizione alla mia fede [...] congratulati con me, carissima, perché io sono davvero felice! Sono di nuovo donna, creatura completa, donna efficiente: posso sentirmi ancora degna della giovinezza virile senza dover più chinare gli occhi umiliata con senso di impotenza.(5)

La facciata principale<br>del castello di Schloss Benrath
Facciata del castello di
Schloss Benrath, presso Düsseldorf


Con la “benedizione della natura”, Rosalia non nasconderà più il suo amore, che del resto è ricambiato.

Durante una gita al castello di Schloss Benrath sul Reno, poco distante da Düsseldorf, dà appuntamento al bel giovane per il mattino dopo nella casa di lui.



La signora Von Tümmler non andò da Ken Keaton. Quella notte, verso l’alba, fu colta da grave malore e fece spaventare tutti in casa. Ciò che al suo primo riapparire l’aveva resa tanto felice, ciò che le era parso miracolo della natura e alata opera del sentimento, si rinnovò in modo fatale. Aveva avuto la forza di suonare il campanello ma i primi accorsi, la figlia e la domestica, la trovarono svenuta immersa nel proprio sangue.(6)

L’immediato ricovero in ospedale e l’operazione che ne segue, rivela che si tratta di cancro. Rosalia vive solo ancora pochi giorni, e nella lucidità che precede la morte trova la forza di dire alla figlia:

Anna, non parlare di inganno e di crudeltà schernitrice della natura. Non rimproverarla, come non la rimprovero io. [...] La morte è pure un grande strumento di vita, e se per me assunse l’aspetto della resurrezione e dell’amore, non fu inganno, ma bontà e grazia.(7)

Elena Fogarolo

1) Thomas Mann, Le teste scambiate, La legge, L’inganno, Arnoldo Mondadori Editore, 1972. Traduzione (per L’inganno) di Lavinia Mazzucchetti. Pag.281.

2 ) Op.citata, pag.299.

3 ) Ibidem, pag.300.

4 ) Ibidem, pag.300-301.

5 ) Ibidem, pag.340.

6 ) Ibidem, pag.373.

7 ) Ibidem, pag.376-377.

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