C’è un tizio che trova al mattino, davanti a casa, la macchina sfasciata. Cielo, cos’è successo? Niente paura: chi ha sfasciato l’auto ha lasciato anche un bigliettino col proprio nome e cognome perché il danneggiato possa essere convenientemente risarcito dall’assicurazione. Il tizio danneggiato da una parte è impressionato dalla correttezza dello sconosciuto, che avrebbe potuto eclissarsi anonimo nella notte; d’altra parte teme di essere - una volta ancora - vittima della propria notorietà, soprattutto televisiva.
Comunque telefona all’investitore, che lo va a trovare e con cui si mette d’accordo su tutto. L’investitore è un ragazzo, nell’incidente ha fatto fuori del tutto la propria auto, e senza auto farà molta fatica a continuare a lavorare.
Ancora: il ragazzo aveva, nella sua macchina, un paio di pattini da ghiaccio, che gli erano molto cari. Traumatizzato dall’incidente, li aveva dimenticati. Tornato in un momento successivo, non li aveva più trovati: qualcuno se li era presi.
Il nostro tizio è commosso da questo ragazzo, dalla durezza di una vita che gli ricorda proprio la sua, quand’era giovane. Ma non può offrirsi di regalare un macchina nuova al ragazzo. Però - pensa - i pattini sì, considerata la sua gentilezza e onestà. Se l’assicurazione pagherà, se tutto filerà liscio, il tizio regalerà almeno i pattini, al suo nuovo conoscente. Così restano d’accordo, e in questi termini si lasciano.
L’assicurazione paga, il nostro tizio non cava un soldo di tasca, e quindi telefona al ragazzo per mantenere la promessa relativa ai pattini.
Ma il ragazzo non si fa mai trovare e infine, quando accetta di parlargli al telefono, è imbarazzato e gli racconta che lui non guarda la televisione, non sapeva... insomma da lui i pattini non li vuole. Il tizio che non può regalare i pattini è Aldo Busi, e l’episodio riassunto qui sopra è raccontato in Cazzi e canguri (pochissimi i canguri).
E.F. [Elena Fogarolo]