In un’epoca in cui siamo tutti bersagliati dalle campagne pubblicitarie e dai mass-media per essere “più sani e più belli”, è certo positivo che circoli anche un libro come questo, che si schiera contro le diete, la palestra, l’abbronzatura, il lifting ... un po’ come ha già fatto Miopia dal punto di vista del “femminismo della differenza”.
Con buon senso ed elasticità mentale l’autrice raccomanda uno stile di vita meno dinamico e più lento, che recuperi i propri spazi e tempi individuali. Dato che è impossibile vincere nella lotta, che ci vuole tutti belli e giovani per sempre, tanto vale, lei dice, “allenarsi a perdere con stile”. Ad esempio, scrive: “Sono così psicolabile, incasinata, fragile, vulnerabile, ipersensibile che non ho mai avuto bisogno di mettermi a dieta”. Il tono è di grande ironia e umorismo; il linguaggio è spesso gergale e “alla moda”. Si ride, a volte trattenendosi a stento, dalla prima all’ultima pagina. Del resto esiste un’altra arma come l’ironia, che salvi le donne oggi, soprattutto dai tanti consigli-ordini sulla propria “immagine”? Certe frasi del libro sono scontate o già sentite, altre nuove, argute, azzeccate oppure opinabili.
Forse quello che manca, nel libro, è una maggiore attenzione alla differenza dei ruoli maschile e femminile. Cioè, pur accennando qua e là che il lavaggio del cervello e la fatica di preoccuparsi del proprio aspetto sono più per la donna che per l’uomo, l’autrice si rivolge quasi sempre ad ambedue. Strizza l’occhio ad entrambi, è ammiccante, è, io credo, una che vuole vendere “commercialmente” il proprio libro. E penso che ci sia riuscita benissimo. Basti pensare che è facile vederla nei salotti televisivi a reclamizzare la sua opera. Come la pensi poi, proprio per davvero, dentro di sè, questo io proprio non lo so. Penso anche che, forse, è ancora troppo sfacciatamente giovane, bella, elegante ed originale, per comprendere in profondità la sofferenza (a cui lei allude solo superficialmente nel libro), di chi non è più tale o non lo è mai stata, e pur comprendendo razionalmente l’assurdità di certi metodi per arrestare il degrado, li persegue, prima o poi, spinta dal proprio pesante “inconscio individuale e collettivo”. Certo seguire, almeno in parte, i consigli della Appiano sdrammatizzando, sarebbe già un bel passo avanti. In tal senso, è un libro che aiuta e incoraggia e, con una risata liberatoria, ti toglie un po’ di paura.
Serenella Gatti