Il diario di Anne Frank è considerato una valida testimonianza della tragica realtà dell’antisemitismo. E’ infatti ritenuto un importante strumento per comprendere la situazione della popolazione ebraica durante la seconda guerra mondiale, la loro disperazione e la loro impotenza di fronte alla crudeltà del razzismo che portò alla morte sei milioni di esseri umani.
Questo testo però non può essere considerato una fonte storica vera e propria, in quanto è sostanzialmente un diario, dunque un testo privato, una sorta di autobiografia, una specie di immagine speculare della quotidianità di una ragazza in una determinata situazione storica, un lungo racconto che riporta le sue riflessioni personali sugli eventi storici di quegli anni. Le ragioni per cui questa adolescente decide di scrivere un diario possono essere state molteplici. Sembra infatti che sia abbastanza comune per una ragazza della sua età tenere un diario privato, quasi come se questo fosse parte di una determinata modalità educativa. Oltre tutto attraverso la scrittura Anne poteva riflettere su se stessa, sui cambiamenti e sugli sviluppi della propria vita. Inoltre si può aggiungere a queste ragioni un’ulteriore motivazione: il diario poteva essere un conforto, una sorta di migliore amica che Anne non poteva avere. Non a caso le prime frasi del diario sono: “spero di poterti confidare tutto, come non ho mai potuto fare con nessuno, e spero che mi sarai di grande sostegno”. Questo diario sembra però essere anche uno spazio dove Anne può esaminare le proprie idee sull’identità femminile e sulla condizione della donna, per cui la scrittura diventa un momento di riflessione che le fa dire in prima persona: “Più volte mi sono posta una di quelle domande che non mi danno pace, e cioè perché un tempo, e spesso anche adesso, la donna nei popoli occupa un posto molto meno importante rispetto all’uomo”.
Può allora questo testo essere considerato un effettivo resoconto degli eventi in quella determinata situazione, o risulta essere troppo influenzato da pensieri soggettivi per essere ritenuto una fonte storica? La forma diaristica presenta infatti una storia privata scritta da una singola persona, il cui contenuto riflette quella particolare storia individuale in quel preciso momento storico. I temi trattati sono quindi tutti strettamente connessi con questa individualità. La decisione di scrivere la propria storia privata in forma di diario include anche l’attenzione prestata all’ipotetico lettore. L’autore, il narratore e il personaggio hanno la medesima identità, i tre ruoli sono giocati dalla stessa persona. Attraverso l’uso della prima persona poi, si attua una sorta di intimità con il lettore, che si trova catapultato negli avvenimenti vissuti dal personaggio. Il diario risulta allora essere uno strumento importante per capire determinati avvenimenti storici e sociali vissuti in prima persona da chi sta raccontando. D’altra parte però, come ci ricorda lo scrittore francese André Gide “per quanto ci si preoccupi della verità, le Memorie sono sincere solo a metà”. La realtà storico-sociale nel diario viene infatti raccontata secondo il punto di vista dell’autore e della sua particolare situazione. Lo scrittore è sempre parte di un determinato gruppo sociale, dunque è influenzato dalle proprie tradizioni e dalla propria cultura, da un particolare stile narrativo o da un dato autore (nel testo si ritrovano infatti molteplici echi dei libri che Anne aveva letto).
Di questo diario abbiamo più versioni. La prima versione era quella più somigliante, dal punto di vista strutturale, alla forma diaristica. Era uno specchio dell’identità di Anne, lo spazio dove poteva ritrovarsi in silenzio, una trascrizione del flusso continuo delle proprie emozioni e riflessioni. In questa prima versione i momenti della vita ‘in libertà’ e del periodo passato ‘in prigionia’ venivano interconnessi, e quindi il testo non seguiva un ordine temporale. Questa prima versione rivela fino a che punto l’intenzione di Anne fosse quella di registrare le proprie emozioni e gli avvenimenti che le accadevano intorno. Era la sua ‘piccola stanza’ ricavata a fatica in uno spazio limitato in cui il vivere continuamente a contatto con altre persone era diventato inevitabile, una situazione dove il privato non poteva che diventare pubblico. La decisione di riscrivere il diario rivela invece la speranza di Anne di potere in seguito, alla fine della guerra, pubblicarlo. Il diario doveva allora diventare la voce di un prigioniero, doveva essere la testimonianza dell’essere ebrea in quella determinata situazione storica, doveva diventare un documento sociale e politico. Anne era infatti cosciente di poter essere il testimone di un’esperienza che andava ben oltre il privato. Passano due anni prima che Anne decida di riscrivere il diario, di riordinarlo, durante i quali il confinamento e la solitudine avevano certamente influito sul suo modo di vedere le cose. Attraverso la riscrittura Anne stessa rivede e rivaluta il proprio passato, lascia riemergere i ricordi del periodo anteriore alla forzata clausura, e i successivi sviluppi dal momento in cui viene costretta con la famiglia a nascondersi. In questa riscrittura emerge anche la volontà e il desiderio di diventare ‘da grande’ una scrittrice, per cui il testo da privato deve in qualche modo diventare forzatamente pubblico, deve essere rielaborato come un testo letterario.
Il testo rielaborato, e in versione integrale (senza cioè i tagli che il padre Otto Frank aveva dato al testo per motivi privati, di ‘decenza’, e l’eliminazione di parti che a suo parere erano di scarso interesse) presenta passaggi in cui Anne parla della propria femminilità, del proprio corpo e dei cambiamenti che andava subendo durante la crescita, del proprio ciclo mestruale e delle proprie considerazioni sulla sessualità. Legato a queste tematiche era anche il problema del ruolo della donna nella società, unito alla constatazione di una mancanza di rispetto verso la donna. Anne sottolinea anche l’importanza della scolarizzazione e del progresso, che in qualche modo “hanno un po’ aperto gli occhi alle donne”. E inoltre puntualizza l’importanza di una tematica come quella della maternità nella vita di una donna, considerando il fatto che a lungo la donna sia stata vista come una specie di riproduttore biologico, “spinta in un angolo quando è sformata dalla gravidanza”, i cui figli “ben presto non sono più suoi”. Anne mette in rilievo l’importanza che la cultura ha sempre dato all’immagine del corpo femminile come ideale di bellezza, che lega la donna a determinati comportamenti e regole da seguire per curare quell’aspetto che le garantisce l’accesso all’accettazione sociale. Anne sembra dunque aspirare con decisione all’uguaglianza di diritti per donne e uomini, e ad una nuova valutazione da parte maschile del ruolo della donna. Non si può forse parlare di femminismo, ma di una certa critica sociale e politica riguardo alla posizione delle donne senza dubbio sì.
Parte dei passaggi non trascritti dal padre riguardavano il rapporto di conflitto che Anne aveva con la madre. Questo atteggiamento di allontanamento e conflitto è comunque un fattore normale e tipico nel periodo adolescenziale, ma nel caso specifico andrebbe aggiunta a questo processo anche la forte motivazione di Anne a staccarsi totalmente dal modello femminile rappresentato dalla madre. La madre era per Anne l’esempio della perfetta moglie e madre, una raffigurazione femminile da cui si sentiva lontana, lei che voleva diventare scrittrice.
Anne si trova d’altronde a vivere una situazione particolarmente difficile, deve allontanarsi da tutto ciò che le è familiare, lasciare la propria realtà, la casa, il gatto, le amiche, le abitudini per nascondersi e vivere con la paura di essere catturata e uccisa. Non è dunque strano che molti passaggi rivelino il suo stato di solitudine e la propria sensazione di perdita. Doveva essere terribile per una ragazzina sforzarsi di non avere reazioni, non poter muoversi in libertà, non poter sbattere la porta in un momento di rabbia, non poter chiudersi in una stanza anche solo per piangere, vivendo sempre con il terrore della morte vicina. L’unico suo rifugio sembra essere la scrittura, il vedere attraverso una lente di ingrandimento la propria vita.
Il suo diario è il frutto della combinazione tra storia privata e storia pubblica, della miscela di emozioni e osservazioni critiche sorte da tale interazione. La sua è una storia simbolica, è una delle testimonianze della persecuzione nazista, e al tempo stesso è anche il racconto privato di una ragazza che nelle pagine lascia la propria individuale impronta di giovane donna e di scrittrice.
Eleonora Federici
Nota bibliografica
Per una recente edizione integrale del Diario di Anne vedi: Anne Frank, Diario. Edizione integrale, Torino, Einaudi, 1993; mentre per quanto riguarda la storia e la teoria del genere letterario autobiografia è possibile trovare in commercio il celebre testo di Philippe Lejeune, Il patto autobiografico, Bologna, il Mulino, 1986.